La recessione è alle porte, oro a un soffio da massimo storico
Francesca Gerosa
2011-10-12
Con gli investitori più preoccupati per una nuova recessione, l'oro, bene rifugio per eccellenza, vola. Il prezzo spot del metallo giallo ha infatti di nuovo superato la soglia di 1.800 dollari l'oncia dopo che Morgan Stanley e Goldman Sachs hanno tagliato le stime sulla crescita del Pil globale nel 2011-2012. L'oro ha toccato per un attimo quota 1.816,55 dollari l'oncia, riportandosi a un soffio dal massimo storico toccato la scorsa settimana a 1.816,70 dollari l'oncia.
Il metallo prezioso è oggetto di un rinnovato interesse degli investitori alla luce delle perdite sull'azionario (chiaro segno di un aumento dell'avversione al rischio), della persistente crisi dei conti pubblici nell'Eurozona e delle previsioni del World Gold Council circa una domanda di oro sempre forte anche nel secondo semestre degli investitori privati. Da inizio anno l'oro si è apprezzato di quasi il 30%.
E visto che non smette di salire il Venezuela ha intenzione di nazionalizzare l'industria aurifera e trasferirà le proprie riserve internazionali dai paesi occidentali verso i paesi più vicini alle sue posizioni politiche, come sottolineato ieri dal presidente Hugo Chavez, che si sta preparando alle elezioni del prossimo anno.
Il presidente al suo terzo mandato, che ha già ricondotto diversi settori economici sotto il controllo statale, ha ora nel mirino l'industria aurifera dopo i contrasti tra il Governo e le società straniere, che si sono lamentate dei limiti imposti alle esportazioni, potenzialmente lesivi per le finanze e lo sviluppo dei progetti d'estrazione. Sembra che Chavez abbia perso la pazienza e abbia deciso di portare l'industria nelle mani dello stato.
L'altro bene rifugio, il franco svizzero, è invece calato contro euro e dollaro, con i trader che parlano di voci che la banca centrale svizzera stia immettendo liquidità attraverso il mercato dei futures valutari. Il franco svizzero si era spinto al rialzo contro la moneta unica durante le battute asiatiche, con attese di ulteriori guadagni in mancanza di passi decisivi da parte dell'istituto centrale elvetico.
Aveva infatti deluso il mercato l'annuncio di ieri da parte della banca centrale svizzera che aveva comunicato un'espansione della propria politica di liquidità, a fronte di attese per una mossa più decisiva come un ancoraggio del tasso di cambio del franco svizzero all'euro. L'euro era sceso fino a 1,1365 franchi, ma ora mostra un rimbalzo a 1,1416 franchi svizzeri da 1,1394 di ieri in chiusura.

